Puoi barattare una bambina con una capra?

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Esther Marie JudithAssociazione diritti delle donne - Burkina Faso - Africa
Siate i benvenuti qui a Uizia nella casa delle suore dell’Immacolata Concezione. Casa che accoglie le ragazze vittime di matrimoni forzati.
Sono la responsabile del programma contro questo abuso! Abuso contro la donna e contro tutti i comandamenti e principalmente contro il comandamento Onora il padre e la madre.
Con la scusa delle tradizioni locali qui fanno matrimoni senza il consenso della donna; e come tale è riconosciuto. Bastano un cestino di cola, una droga che si mastica o una capra. Oppure si da la ragazza solo perché un capo tribù vuole avere un buon rapporto con un altro capo, e gli si da una ragazza in sposa… E così succede che una bambina di 12 anni è data ad un uomo di 60.
Capite?!
Questa bambina come può onorare il padre e la madre che la vendono, la barattano con una capra. E che la danno ad un vecchio. E per la libidine di questo vecchio!
E poi vanno anche contro il comandamento non rubare…perché a queste creature gli rubano anche la sessualità forzandole nel matrimonio.
Le legano, le ragazze!
Le legano perché poi queste bambine vogliono fuggire dall’orrore in cui le costringono…

Onora il padre e la madre che ti vogliono schiava di un estraneo…fuggono e vengono qui a cercare tutti gli affetti che gli sono mancati. L’amore paterno e materno che gli sono stati negati. Molto probabilmente anche loro figlie di madri vittime di tali orrori.
Le nostre leggi qui in Burkina puniscono queste usanze…ma poi nella realtà è difficilissimo farle osservare. È una schiavitù contro la quale dobbiamo tutti lottare per l’emancipazione non solo delle donne, ma anche della nostra nazione e dell’Africa.

Con chi fai festa quando non hai più amici.

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Abdoul Karim Barry – Commissione islamico cristiana - Burkina Faso

Come dice un proverbio tradizionale quando da lontano si gettano dei sassi poco fanno. Qui da noi il fondamentalismo è ancora lontano. Qui da noi la famiglia ha ancora una grande importanza. È dalle famiglie che dobbiamo partire per un dialogo tra le religioni che non divida le comunità, ma anzi le metta in contatto.
È dalle famiglie che potrà giungere la buona novella della pace tra di noi. Saranno le famiglie più che i governi a dare unità, pace e stabilità…facciamo in modo che i nostri figli giochino tra di loro, perché è anche vero che quando litighi poi con chi giochi?
Con chi fai festa, quando non hai più amici!
Qui da noi in Burkina, siamo cresciuti insieme mussulmani e cristiani, e quando siamo diventati grandi abbiamo continuato ad essere amici se pure con fedi diverse. Non alziamo barriere…abbiamo gia quelle del sottosviluppo, della fame, delle malattie, rimaniamo uniti e forse l’Africa avrà un destino diverso.


Tristemente alcuni hanno fallito. - S.E. Mons. John Mayers - Arcivescovo di Newark - Usa

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S.E. Mons. John Mayers - Arcivescovo di Newark - Usa
Uno dei più grandi doni che è stato dato alla famiglia umana è il dono della sessualità umana è un dono sacro attraverso il quale l’uomo e la donna si uniscono per formare la famiglia, le fondamenta di tutte le civiltà e di tutte le culture.
La sessualità è il dono di avere dei bambini. n molte società nel mondo sia ricche che povere la sessualità umana non è rispettata, non è valorizzata e diventa un modo di approfittare degli altri.
Chi è che fa parte della Chiesa, coloro che sono preti e vescovi offrono il loro celibato a Dio e agli altri e le persone hanno il diritto di avere l’aspettativa che vivano secondo questa grande responsabilità.
Tristemente alcuni hanno fallito. Questo è un peccato terribile e anche qualcosa che lascia ferite profonde nei cuori e nell’anima e nella psiche di coloro di cui si è approfittato e così è responsabilità della chiesa di chiamarci tutti alla castità. Questo è un richiamo alla santità che il Santo Padre ha fatto per tutti i preti in tutto il mondo e a tutti i cattolici: che vivano la castità come è detto nel 6° comandamento.
Preghiamo per poter essere sempre così ed essere così sempre meglio.

Tra i poveri delle Favelas. San Salvador, Brasile.

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San Salvador, in Brasile, è la Domenica delle Palme. La processione è una delle più famose e animate processioni di tutto il mondo. È un grande incontro di Fede vissuto da tutti con trasporto e tanta musica. Il vescovo che apre la processione è chiamato da tutti, con familiarità, Don Dominique.
Lui ha scelto da tempo di vivere tra i poveri delle Favelas. Il Vescovo dorme per terra e divide il cibo con tutti. Vive in povertà assoluta ed assiste, con la Sua piccola comunità missionaria, i più disperati tra i disperati. Don Dominique ha origini francesi. Il suo centro si chiama Casa Bernadette!

S.E.Mons. Dominique Younel – Vescovo Ausiliare S. Salvador de Bahia - Brasile
Questa è la “Casa Bernadette” dove abito da otto anni. Sono stato Parroco qui per 10 anni ed ora sono il Vescovo Ausiliare di Salvador.
In questa casa sviluppano alcuni progetti pastorali con le ragazze della favelas, tutte molto giovani
In questo piano della casa vivono quelli che appartengono alla comunità. Dormiamo sul pavimento allo stesso modo in cui vive la comunità locale. Per essere vicini alle ragazze alle quali la nostra opera si rivolge, bisogna anche condividere le loro sofferenze. Come la passione di Gesù Cristo che contempliamo nel Santissimo Sacramento.
Tutto qui è molto semplice ed umile.
Anche la parrocchia locale, che può essere paragonata alle parrocchie dalla Polonia durante il regime comunista. È un spazio di libertà, dove un giovane può crescere e svilupparsi d’accordo con la propria volontà, e non sotto la volontà dei trafficanti di droga ed i protettori della prostituzione.

Non potete immaginare…come si muore, qui nello slum.

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Ma per capire e farvi toccare con mano il dramma quotidiano della miseria delle grandi città africane siamo entrati dentro la baraccopoli, lo slum a Nairobi, dove vivono ammassate in terribili condizioni migliaia e migliaia di persone. Niente strade, niente acqua, niente elettricità. Niente scuole, niente servizi igienici. Nessuna assistenza medica. Si vive di illegalità, di rifiuti, di prostituzione.

La vita qui non è più un valore. La vita? Siamo qui perché anche voi, conoscendo queste condizioni di miseria estrema, vi possiate rendere conto da quale catastrofe fuggono milioni di creature verso i paesi della ricchezza.

Marta - Slum di Nairobi - Kenia
Mi chiamo Marta, e vivo qui nello “slum”. La vita qui è molto dura, la gente cerca di sopravvivere, in condizioni terribili.La maggior parte dei bambini non frequenta la scuola, il loro sostentamento dipende da alcuni cosiddetti benefattori che vengono e portano i bambini a scuola. Però alcuni di questi benefattori, che prendono i bambini li usano. Qui abbiamo quasi tutti l’AIDS, la vita è terribile, non potete immaginare, non come si vive… perché questa non è vita! non potete immaginare…….come si muore…qui!…nello slum.

Nulla da vendere. Solo se stesse.

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In Kenia a Nairobi un gruppo di suore, giovani e determinate, aiutano, rischiando anche le loro vite, proprio quelle donne che non hanno nulla da vendere se non se stesse. Problemi di ogni tipo anche legati alle gravidanze portate avanti nonostante l’ostilità, l’indifferenza dei loro sfruttatori. Sono donne abbandonate e alla deriva. Disperatamente povere. Sole.

Centro delle Suore della Misericordia – Nairobi - Kenia
Mi chiamo Penny. Sono nata fra i baraccati che si chiamano Ikulu. Mio padre sposò come seconda moglie una donna ugandese che era siero positiva e che le trasmise l’infezione, e così a mia madre che ora ha l’AIDS.
Mio padre, ci abbandonò quando io rimasi incinta, ed anche l’uomo che stava con me è fuggito.
Ora sono qui per ora nel Centro delle Suore della Misericordia che provvedono al cibo e a quanto io ed il bambino abbiamo bisogno, ma dopo non so dove andrò, e come potrò prendermi cura di mio figlio.

Don Oreste Benzi

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Don Oreste Benzi – Associazione Papa Giovanni XXIII - Italia

Mi chiedono: cosa ne pensi tu delle prostitute. Io rispondo: nessuna donna nasce prostituta, ma c’è sempre qualcuno che la fa diventare o qualche situazione che la induce. Voi che mi leggete: se avete delle figlie di 14, 15, 16 anni, e le guardate in volto nel fiore della giovinezza, potete mai pensare che quella vostra figlia è destinata a fare la prostituta. E voi direste “no!” con orrore. Se voi vedeste sulla strada una vostra bambina, che è stata rapita, costretta a vendere il suo corpo per riempire le tasche del criminale che la prende e la vedeste circuita da un cliente, voi cosa fareste? Non andreste a liberarla? Voi tacereste?
Diceva bene Martin Luther King: “io non ho paura della cattiveria dei malvagi. Io ho paura del silenzio degli onesti”.
La donna è sempre vittima, sempre.
Voi direte: ah, don Oreste, vengono qui da noi tutte liberamente, vengono a fare soldi.
No! non è vero! non è vero!
Noi ne abbiamo, dal ’90 ad oggi, liberate più di quattro mila.
Attualmente ne abbiamo 450 nelle nostre strutture, le conosciamo in fondo.
Se voi andate per la strade, le interrogate, vi dicono tutte che loro sono libere, sono lì per divertirsi, che i soldi li hanno, son tutti loro i soldi che hanno: tutte vi diranno così. Perché i loro criminali mandano degli italiani, dei collaboratori, i quali vanno e chiedono se è libera o se no. Se le ragazze dicono che sono sfruttate, vengono bastonate, perché questi collaboratori vanno a dire al magnaccia cosa hanno detto.
Questo è il loro lavoro!
La donna è sfruttata. Il primo criminale è il cliente!
Perché il primo criminale è il cliente?
Perché se non ci fosse lui che chiede di andare a sfogare se stesso con il corpo di un’altra donna e pagata, non ci sarebbe questo commercio spaventoso delle donne, la tratta di queste creature sofferenti.
Ma lo capite che roba?!
Ma il cliente va punito! Perché il male che viene fatto a queste creature che si sentono strumento della passione fisiologica dell’uomo non passerà mai più.
Quante ragazze noi le troviamo ferite per sempre.
Ma ricordatevi che chi tace sull’iniquità e sull’ingiustizia ne è colpevole

Se avessi un lavoro

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Africa del Sud - Joannesburg…comunità di rifugiati….molti di loro non hanno documenti…Nella loro vita non c’è nessuna certezza…oltre quella dell’emarginazione. - luca de mata -


Rifugiato Clandestino- Joannesburg - Sud Africa:
L’affitto di una piccola camera è 100 dollari e chi ha 100 dollari. Ed allora per risolvere questo problema si fa una specie di ghetto – 20-25 – persone in una camera, è come una prigione
Qui, dove passiamo la notte, è anche la cucina, si stendono delle coperte per far dormire gli altri: i parenti, i bambini, è così che si passa la notte…
I 10 Comandamenti?
Mi dai tu da mangiare e da dormire?…tra me che vengo a piedi dal Burundi e non più nulla e te che vieni in aereo dall’Italia e domani riparti chi è che non rispetta i 10 comandamenti?… non mi dire che non ci sarebbe da mangiare per tutti.

Rifugiata Clandestina - Joannesburg - Sud Africa: E’ facile dire non rubare non prostituirti…ma se non rubi?…se la mia vicina qui non si prostituisse?…qui ad aiutarci a portarci cibo e dei vestiti vengono solo le suore ed i padri missionari…ma oltre quello che fanno, cosa gli possiamo chiedere?…anche la polizia ha paura a venire da queste parti…ed io non ho paura a vivere qui?…qui tutti hanno paura…qui nessuno ha da perdere nulla…e la disperazione è tanta…se avessi un lavoro e di che vivere pensi che farei la vita che faccio?…ogni volta che vedo le suore che vengono qui per aiutarci mi stupisco per il loro coraggio, ma io sono Cristiano e so perché lo fanno.

Un sacco pieno di fagioli -

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Certo è difficile accettare la contemporaneità di realtà come quella di Madre Teresa al Cairo e…dei grattacieli sulle rive del Nilo. O come in Brasile, dove alla ricchezza del giorno si contrappone la miseria della notte. La disperazione dei bambini di strada…in questa alternanza, anche di mense allestite per i poveri, spiagge, maschere di carnevale e degrado ti domandi il nome di Dio quale significato abbia!

Ti domandi se hai voglia di nominare il nome di Dio per lodarlo o inveire contro di lui. La realtà è che in ogni cosa, l’uomo stabilisce la misura di come vivere la creazione, e quale ruolo e quale vita offrire agli altri, prima che a se stessi.
Per riflettere questo breve dialogo con un bambino di strada, di una delle mille strade di una qualunque città dell’America Latina. - luca de mata - 

Bambino di strada - Sud America
D: Cosa chiederesti agli altri ragazzi del mondo?
Vorrei uscire dalla strada e andare a casa. Abitare in una casa nuova. Non vivere più questa vita, se non rubi non mangi…
D: Qual é il tuo nome?
Elto…
D: Elto… da quanto tempo frequenti la strada?
Quattordici anni.
D: Cosa pensi della tua vita ?
Brutta! Non sai mai se ti svegli vivo.
D: Ti senti protetto dalla polizia?
Ci picchia, ti torce le braccia, ci prende per la testa…
D: Ti ha picchiato?
Ai miei amici. Io sono tranquillo. Non assalto nessuno.
D: Cosa pensi di fare?

Lavorare.
D: Lavorare?
Con la macchina, il tassista!.
D:
Ma cosa vorresti dagli altri bambini che vivono negli altri Paesi?
Io vorrei che mi dessero un sacco di fagioli


Nuovi e vecchi genocidi

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Nuovi e vecchi genocidi.
Nei campi di concentramento per amore della razza si sterminarono milioni di ebrei, zingari, e chiunque si opponeva al loro modello di amore. Quale immensa bestemmia fu urlata nelle parate del regime nazista! “Dio è con noi” dicevano pensando di conquistare il mondo e soggiogarlo alla più meschina delle ideologie solo pari ai regimi comunisti. Est dell’Europa: i popoli soffrirono umiliazioni e carcere. Milioni di credenti testimoniarono.Sangue e prigione contro la violenza dell’ideologia che si imponeva dicendo su le piazze: “Siamo tutti fratelli.”
Poi?
E’ cronaca ancora oggi. -
luca de mata -

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