Dignità ed amore

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Viviane Agnisan Kpdi Seisa - Responsabile della Comunità di Sant’Egidio in Costa d’Avorio.

Mi chiamo Vivien e sono della Costa d’Avorio. Il comandamento non rubare? Penso innanzitutto che l’Africa già nel passato fu spogliata della sua ricchezza più grande, le persone. Milioni di nostri antenati furono deportati come schiavi.
Si accusano i paesi poveri e soprattutto l’Africa di non essere capace di badare a se stessi. Tutti sognamo di poter scgliere liberamente, di essere liberi di poter disporre dei nostri beni. Gli Africani hanno bisogno di riconquistare l’autostima. Perché a forza di dire ad un bambino che è stupido che non sa camminare e non sà occuparsi di se stesso quel bambino si sentirà stupido, perchè ha sempre sentito dire che è stupido. La forza della parola é molto importante, la parola ti marchia… queste accuse, questa mancanza di sicurezza paralizzano l’Africa. La conseguenza di tutto questo è la fame. I bambini sono i più esposti. Le famiglie sono divise. Anche il comandamento onorare il padre ed la madre ha poco senso oggi qui in Africa. Dove sono le grandi famiglie solidali ed unite?
Adesso con la mancanza di fiducia, la rassegnazione, il pessimismo le famiglie sono divise perché i bambini hanno la stessa madre ma padri diversi.
Una madre che ha avuto dei bambini con uomini che hanno donne da qualche altra parte. Il matrimonio ha persso di interesse. Ha perso dignità ed amore. E soprattutto quell’Amore che il Signore ci insegna. Ed i bambini abbandonati sulle strade? Non si sentono più amati. Non trovano più riparo in casa perché non c’è più casa e famiglia. Si dice che la famiglia è il percorso della vita e dell’amore. Tutto questo non esiste per il bambino africano. Lui è perduto! Lui non ha più un riparo. Lui non ha più il senso della famiglia e con il cuore pieno di odio, esce di casa vive fuori perché è fuori che questo bambino cerca la sua sopravvivenza.
E così questo bambino senza difese e diventa violento, non perché è nato violento ma perché la società che ha intorno lo porta alla violenza per poter sopravvivere e potersi difendere.
Penso che bisogna dare una speranza all’Africa e ridarle la forza per rinnovarsi. L’occidente deve ridare speranza all’Africa perché possa continuare il sogno che ci è stato rubato, e così torni l’ottimismo, l’amore per il prossimo.
E così contrastare tutti i luoghi comuni sull’Africa e gli Africani, che hanno permesso e permettono di derubarci meglio e toglierci anche quel pò di dignità che ancora abbiamo. La parola del Vangelo, la parola di Dio è l’amicizia che caratterizza l’amore del prossimo da qui iniziamo a camminare insieme.

Le regole del gioco

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Molte ed estese zone dell’Asia vivono in condizioni di miseria estrema, con la sostanziale differenza, che qui sono presenti anche vasti strati di popolazione agiata, Università e centri di ricerca di altissimo contenuto tecnologico, come in India, dove la contrapposizione tra ricchezza e povertà è drammaticamente evidente, e dove la quotidianità di quanto si vede sconfessa chi afferma che oggi in questa nazione le caste, l’emarginazione dei poveri…è parte di un passato. Qui la miseria è così forte che quasi diventa un elemento di normalità, non ti stupisci di nulla, neanche che un bambino con degli handicap gravi viva nella strada…derubato di tutto…anche di essere persona. E quanti cercano di affrancare questi strati della popolazione, sono ostacolati dalle forze più conservatrici incapaci di riscattarsi definitivamente e pienamente da regole millenarie che negano di fatto la piena dignità a tutti gli individui al di là delle loro appartenenze.

Qui è normale che ancora oggi uomini scalzi e laceri portano altri uomini, senza che questi si sentano a disagio.
Ma come avviene tutto questo….come il mondo della ricchezza stabilisce le regole del gioco anche per i paesi poveri? Come potrà mai capire l’uomo del risciò indiano, o le donne ed i bambini che vivono nei campi profughi dell’Africa che il mercato ha leggi che vengono prima della loro fame. Per quanto ancora sarà paziente? Per quanto ancora potrà accettare che il prezzo di vendita di quello che lui produce sarà stabilito senza appello da altre donne ed uomini in una delle tre quattro grandi borse come questa di Wall Street? Per quanto tempo ancora accetterano tutto questo.
Già nel novembre del 1999 Giovanni Paolo II ci ricordava:
…”Nel contesto dell’economia ‘globalizzata’, il problema del debito internazionale si fa ancora più spinoso, ma la stessa ‘globalizzazione’ esige che si percorra la strada della solidarietà, se non si vuole andare incontro a una catastrofe generale”.
E sempre a questo proposito ricordiamo le parole dei Vescovi Africani
….”in nome della solidarietà umana e cristiana vi supplichiamo di intervenire su i governi, su i leader politici ed economici, sulle imprese internazionali perché ascoltino maggiormente il grido angosciato dei nostri popoli vittime di questa ricerca sfrenata di profitto…”…

Quando Mosè scende una prima volta dal Monte Sinai con le Tavole della Legge trova il suo popolo in adorazione di un idolo del tempo della schiavitù. Ed oggi? siamo uomini e donne liberi? od ancora schiavi del Faraone?
- luca de mata -

Vivere con un dollaro al giorno

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Mario Giro - relazioni internazionali - Comunità di Sant’Egidio - Roma
Non rubare è anche qualcosa di concreto ancora oggi un miliardo e duecento milioni di persone nel mondo vive con un dollaro al giorno, e noi cosa diciamo oltre a lamentarci. Ottocento milioni e più di persone dice la FAO recentemente soffrono la fame, questa per la prima volta è una cifra che aumenta il numero dei mal nutriti nel mondo da molti anni e questo malgrado i grandi vertici fatti. Non rubare questo è anche rubare, Pensate alla crisi del debito come si è formata attraverso le speculazioni finanziarie e il cambio delle valore delle monete importanti che ha fatto crescere a dismisura i pochi soldi che avevano in credito i paesi africani e ha creato un enorme debito, questo è anche un modo per rubare all’Africa.

La pazienza dei camerieri.

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”Perché vi stupite della nostra rabbia ?…“questa come altre non sono frasi che escono da situazioni estreme, il problema della povertà è planetario. I poveri sono i più! E poi come si fa a criminalizzare i poveri?. Quante volte si sente quell’orribile frase è “colpa loro” se sono poveri…
Non è forse vero che i ricchi hanno paura di frequentare i luoghi dei poveri? Hanno paura di essere…derubati?…i ricchi!
Eppure l’Africa è piena di alberghi lussuosi molto frequentati dagli Africani, ma come camerieri! E per quanto potrà durare la pazienza dei camerieri? E se anche i camerieri diventassero dei fondamentalisti?
  - luca de mata -

non ho nulla dietro di me e davanti a me!…non ho più nulla da perdere…perché vi stupite della nostra rabbia?

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Se il Sud America ha i suoi immensi problemi ed i suoi interrogativi sul perché delle loro sottosviluppo pur essendo nazioni incommensurabilmente ricche di risorse la stessa domanda è per l’Africa. Anche per questo continente il dubbio è che la miseria sia indotta da una cultura predatoria esterna, da una cultura che impropriamente, ancora più nell’Africa, usi la parola mercato anziché colonia.
A nessun mercato si può negare il giusto profitto, ma nessun mercato giusto può e mai potrà avallare il furto. Mercato giusto nella cultura della parità dei diritti e delle dignità? o furto che si alimenta corrompendo classi dirigenti e governi? O furto che si alimenta di tribalismo e falsi idoli? E soprattutto falsi comandamenti!
- luca de mata -


Rifugiato - Sud Africa - Joannesburg :

Non posso far vedere il mio volto perché sono ancora in attesa dei permessi…Vengo a piedi dai grandi laghi, sono passato per mezza Africa, per quasi tutti i campi profughi…cercando di sopravvivere in mille modi e sono arrivato fin qui. Ovunque ho chiesto e supplicato aiuto, ma l’Africa è piena di gente come me che fugge fugge fugge senza un documento, senza nulla, io non ho diritto neanche a far conoscere la mia faccia…per sopravvivere devo fuggire da me stesso…la mia unica speranza è andare fuori dall’Africa…ovunque… la mia fuga mi porti!…non ho nulla dietro di me e davanti a me!…io non ho più nulla da perdere…e poi perché vi stupite della nostra rabbia?

Patate secche e granturco.

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Non rubare, ma cosa possiamo rispondere al fenomeno sempre più imponente e globalizzato dei bambini abbandonati cui si ruba l’infanzia. Ed anche se qualcuno si oppone, come in Perù, in uno sperduto monastero tra le montagne delle Ande! il problema è così drammatico che solo una reale spinta che nasca dal più profondo della coscienza “dei popoli del cibo” potrà in tempi lunghi ridimensionarsi questa tragedia planetaria. Perù! dove il fenomeno dei bambini a cui è stata, ed è rubata l’infanzia è ogni giorno più drammatico. - luca de mata -

Suor Juana Eva - Orfanotrofio di Santa Rosa - Perù
La Chiesa non può da sola fronteggiare la miseria della nostra nazione. Ed il problema dei bambini ha la priorità. Le nazioni ricche e potenti vedendo la nostra grande povertà, come fanno a voltare la testa? Case come questa che accolgono i bambini abbandonati sono in un numero insufficiente rispetto all’immensità di questo problema e noi facciamo quello che arriviamo a fare. Troppi bambini vagano per le strade, senza vestiti, senza alimenti. Non sanno che cosa sia l’affetto. Noi come religiose vorremmo accoglierli tutti, ma ci manca lo spazio e i soldi per potere aiutare tutti questi bambini. Speriamo che le persone che hanno le risorse aiutino queste tante piccole creature che vagano nel mondo. Qui in Perù abbiamo comunità Andine dove la gente vive in case di fango e paglia. Il loro mangiare è la patata secca o il granoturco e non conosceranno mai un sapore diverso della patata e il granturco.

Due terzi dell’umanità non ha di che vivere.

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Come si può accettare che le ricchezze, le risorse di un paese possano essere sfruttate fino al loro esaurirsi senza che gli abitanti ne abbiano nessun vantaggio reale, e senza che essi, le abbiano potute condividere con chi ne trae grandi vantaggi?…

Nessuno si scandalizza, anzi e’ accettato come acquisito che il mondo occidentale possa consumare 3 volte di più del proprio fabbisogno nutritivo, e che due terzi dell’umanità, non abbia di che vivere.
Siamo entrati nel Nuovo Millennio con un mondo che ogni giorno citando i trionfi della finanza, suona tutti i violini del mercato, ma poi? In realtà non sembra cambiato nulla. La fame aumenta. La disperazione e la povertà aumentano e si trascinano dietro gli orrori dei fondamentalismi. I demagoghi tornano a riempire l’aria di parole vuote. E le ideologie si ripresentano alle solite sfilate di moda. La realtà è che milioni di creature muoiono di fame e di stenti, oggi come ieri!
Ma perchè a chi vive nei paesi del cibo non viene il dubbio che forse stanno tradendo il comandamento “Non rubare”?
La verità è che le culture dell’opulenza sono intrise di luoghi comuni, si sentono cavalli da corsa, di razza superiore che hanno avanti a sé un solo traguardo! essere primi!
Ma tra chi, primi? se non sappiamo o non vogliamo sapere chi c’è dietro! nella corsa!
Troppo spesso e con troppa superficialità affrontando il problema dei paesi poveri, quando non si parla di emergenza-povertà, li si colpevolizza della loro incapacità a gestirsi: quasi che chi è povero meriti la sua povertà. Ed è questo quello che più offende: il razzismo verso i poveri. No alla demagogia che ogni ricco è un ladro, ma certo i conti non tornano, quando compariamo le risorse tra i continenti ed i benefici di queste risorse. Come pensiamo di andare avanti! Ieri le ideologie, oggi il fondamentalismo religioso e domani?
Siamo arrivati al paradosso che predatori senza scrupoli capitalizzano anche la povertà, siamo arrivati al paradosso che si sbattono dentro raffinate campagne pubblicitarie le immagini della disperazione e della povertà. L’emarginazione diventa folklore per depliant turistici… la realtà è che milioni di innocenti muoiono! E che ancora oggi la schiavitù è una realtà per milioni di esseri!

Siamo più di 6 miliardi a vivere su questo pianeta e certamente non è facile trovare una soluzione per riequilibrare le risorse. La Vita non può più attendere a ritrovare piena dignità nelle comunità del pianeta. Nessuno ha più licenza di rubare la Vita più a nessuno, se vogliamo salvarci dalla catastrofe degli odi e delle divisioni.

(luca de mata)

perché conoscendo i 10 comandamenti ci faceste schiavi portandoci in catene via dalle nostre terre e dalle nostre tradizioni ?….”

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Per capire il sincretismo religioso Africano siamo andati alle origini e proprio tra quelle popolazioni che furono portate in catene nelle Americhe, carne da lavoro, schiavi di altri uomini cui erano ben note le tavole della Legge date da Dio a Mosè sul Monte Sinai. La semplicità dei loro riti lascia trasparire un profondo senso spirituale, di rispetto del Creato e di Chi lo ha Creato. Siamo nella periferia della seconda città del Burkina-Faso, entriamo in un minuscolo tempio dove ci si prepara a sacrificare due galline, dalla loro agonia si cercherà di interpretare la volontà degli spiriti della terra…tutto questo può far sorridere o inorridire …ma per loro ha una dimensione di ancestrale spiritualità e sempre a buon fine, perché poi il pollo sarà la gioia del banchetto che seguirà. (testo luca de mata)

Boronde Namira – villaggio Kiri – Burkina Faso - Testimonianza:“La mia era una famiglia che praticava la religione tradizionale, e mio padre era il sacerdote del villaggio, Ma io fui battezzato, poi, da ragazzo ho frequentato anche la Chiesa Cattolica, ed ero anche assiduo! Alla morte di mio padre, la comunità di qui mi chiese di prenderne il posto nella guida dei nostri riti tradizionali. E così tornai alle origini, Vivendo la fede tradizionale della mia gente, e pur essendo anche la guida nel mio villaggio ho continuato a sentirmi anche Cristiano! Quando qualcuno viene qui per chiedermi se io faccio un vudu per uccidere il nemico lo caccio, io prego solo per le guarigioni, e la gallina che uccido è l’offerta che va fatta…sono riti come avete visto semplici, ma ci vuole il sangue per la loro riuscita…io chiedo il bene non il male! Sono anche cristiano…Ma capisco anche che per voi occidentali tutto questo è difficile da comprendere…ma io continuo a pregare i miei avi con le parole della Fede Cristiana e rispetto i 10 comandamenti.

Tutte le nostre popolazioni avevano ed hanno nel cuore i 10 Comandamenti…fin prima che voi veniste…ma ho da farvi una domanda:

perché conoscendo i 10 comandamenti ci faceste schiavi portandoci in catene via dalle nostre terre e dalle nostre tradizioni ?….”

L’egoismo diventa legge…

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Samuel Abraha Weldeyohannes – Studente del Seminario Maggiore di Adigrat

Molto prima che in tutto il mondo, in Etiopia, i Dieci Comandamenti sono stati seguiti non come legge naturale, ma come realtà, di una rivelazione e dono all’uomo. E se è vero che l’uomo di oggi sta facendo grandi progressi, è anche vero che troppo spesso si allontana dai valori dell’amore quale è la legge di Dio, cercando il dominio per il dominio, a tutto vantaggio di ingiustizie e povertà.

Così l’egoismo, diventa legge, la passione, diventa legge, la bugia, diventa legge, il possesso, diventa legge, il fanatismo, diventa legge…mentre per un altro verso anche malattie terribili quali l’aids stanno sterminando intere regioni dei nostri territori…quanto più ci allontaniamo dalle Tavole della Legge, tanto più non rispettiamo più l’altro nostro simile, la sua dignità di persona.

Il domino sull’altro, sembra la sola ragione, del nostro essere, lasciando la porta spalancata alla povertà, madre di tutte le miserie: agli orrori del terrorismo, alle guerre, alle ingiustizie.

Tutto questo non è rubare la vita del nostro prossimo?