Una futura razza umana costruita in laboratorio ci dominerà?

Onora 5 Commenti

Onora il padre e la madre, ma cosa significa, a che interrogativi porta nella dimensione dell’amore onora il padre e la madre quando si preannuncia una futura razza costruita con i brevetti della clonazione?

Il dubbio, l’angoscia è che sembrano rincorrersi modelli e frontiere di profitti che richiamano ben altri modelli ed altre paure che pensavamo aver seppellito.
Tutto sembra ripetersi come in incubo senza fine. Ieri per la razza oggi per il profitto…solo 50 anni fa, nel cuore dell’Europa, la follia ideologica nazista nei campi di sterminio, uccideva e praticava esperimenti feroci su cavie umane…milioni di donne, uomini e bambini furono sacrificati in nome e per la indifendibile difesa della razza…ed oggi?…

Una nuova razza di ricchi eternamente giovani … infinitamente potenti…dominatori assoluti…di tutti le risorse del pianeta…sembra affacciarsi sul nostro orizzonte?….stiamo andando verso un incubo?…una nuova razza umana costruita in laboratorio ci dominerà?

La paura delle paure della morte e del nostro invecchiare dove ci sta portando? Chi sarà domani padre e madre, io? Tu? E domani di chi saremo figli? A chi rivolgeremo il nostro affetto?…amare cosa ancora potrà significare?

Prof.Edmund D. Pellegrino - Presidente Università Cattoliche Americane
Come medico e come etico la mia grande preoccupazione è l’abuso che la biologia fa della conoscenza. Ogni aspetto dall’inizio alla fine della vita può essere controllato dall’uomo: questo significa che dipendiamo da chi ha questo potere, e dagli interessi commerciali che sono dietro questo tipo di ricerca scientifica. Il futuro dell’umanità dipende da questo.
C’è l’illusione dell’immortalità … l’idea che possiamo controllare a tal punto la vita che potremo cancellare la morte.
Alcuni ricercatori pensano che possiamo modificare le cellule della riproduzione, così da poter cambiare le generazioni future. Modificare la razza umana! Questo porta con sé la domanda: chi ha questo potere?
Chi può decidere per tutti noi, come deve essere, la razza umana?
Oggi primeggia la filosofia dell’utile e del non utile. Si potrebbe pensare di creare esseri umani solo utili a servire gli altri. In questa situazione le persone ritardate sono in pericolo.
La ricerca biologica senza confini etici potrà creare grandi pericoli.

Già oggi un neonato ha l’utero di una madre, e l’uovo è di un’altra, con un padre che ha dato lo sperma ed un altro padre che lo fa crescere.
Non c’è più un’unità biologica e della famiglia. Come puoi sapere a chi dare il tuo amore? Al padre biologico? Al padre che ha donato lo sperma? Al padre che ti ha cresciuto? Alla madre? e quale madre?
Tutto questo non deve essere preso come una posizione contro la ricerca scientifica.

Siamo, ci sentiamo famiglia umana?

Onora 1 Commento

Ci sentiamo famiglia umana?
O siamo singoli individui che rimangono immobili nel proprio egoismo?
Immobili nei propri privilegi anche innanzi a catastrofi annunciate, come la carestia che stermina ogni anno milioni di figli… azzera interi villaggi in Africa ed ancora più in Etiopia, dove non può certo bastare il coraggio incommensurabile di un gruppo di suore salesiane per sfamare le migliaia di persone che bussano alla loro porta!

Ma quella porta non è anche la nostra porta?…
Ed anche qui Onora il Padre e la Madre che nella carestia sacrificano la femmina per far sopravvivere il maschio…
Queste le parole del drammatico racconto di questa straordinaria suora che con le sue eroiche consorelle cerca di strappare, alla morte per fame, le migliaia di creature che bussano alla loro porta… in questa zona a maggioranza mussulmana.


Suor Elisa – Missione Salesiana di Zway - Etiopia
I granai sono rimasti vuoti e la gente ha cominciato a vivere di niente. E la gente non c’è la fa.
L’unico modo per assicurare il cibo che queste donne questi bambini sopravvivono è farli mangiare qui, in modo che loro hanno mangiato, se portano a casa danno al marito.
È già capitato di donne che venivano fin dall’inizio a prendere il latte, a prendere la farfa, e poi il bambino ha cominciato a diminuire di peso e alla fine è morto. Abbiamo chiesto “tu hai dato il latte a tuo marito vero?” E la donna ha riconosciuto che il primo a mangiare è stato il marito; perché il marito era un po’ malaticcio, perché il marito… perché il marito gli ha ordinato di darle il latte! e la donna ha obbedito, tanto il bambino che è morto era una bambina, era una femminuccia quindi non era una grossa perdita questo in una famiglia.
Purtroppo la zona è continuamente a rischio fame e quindi la gente è abituata a selezionare chi vive e chi muore.

Non ho consosciuto mio padre e mia madre mi abbandonò

Onora 3 Commenti

Edina - ( favelasa di una città del Brasile)
Non so chi è mio padre.
Sono vissuta solo per un periodo di tempo con mia madre. Poi sono stata affidata a mia nonna. Lei, mia nonna, era capace di rimanere a digiuno per darci da mangiare.
Faceva una vita dura. Suo marito era sempre ubriaco.
La religione della nonna era il candonblè, e mi portava da loro sin da bambina… anche quando sono cresciuta.
Non ho imparato cose buone… dovevi fare continue donazioni “al padre del santo”. Ci bastonava se non facevi quello che diceva… pulire la casa, cantare…lui era posseduto da uno spirito che si chiama “ il diavolo dei sette coltelli”. E a 19 anni sono rimasta incinta.
Ma non è durata molto quella storia!
Lui si drogava ed andava con le altre… Oggi ho un altra storia, ma lui non ha un lavoro fisso…
Le cicatrici che ho sul corpo?
Sono segni dei riti del Candonblè.
Servono a difendere il corpo contro il malocchio. Mi portarono in una stanza e tra suoni e musiche mi fecero questi tagli. Deve uscire il sangue dal corpo!…Con questo rito, loro stabiliscono se tu sei in grado di “ricevere il santo”, o no. Chi non diventa “figlia del santo” è costretta a cucinare o pulire la casa del “santo”. Chi non è “figlia del santo” è posseduta da un diavolo… balli, salti, cambi voce e parli di tutto… I diavoli li invocano per fare il male ai nemici. La gente paga il Padre del Santo perché il diavolo faccia il male a chi ti è nemico. In verità, tutti questi segni non erano altro che per rendermi schiava a loro… Oggi ho fede in Dio… e vorrei potermi togliere tutti questi segni che ho sul corpo… Per quanto li nascondo loro ci sono…Ma oggi sono felice, so cosa significhi essere felici, qui in questa comunità di Santa Bernadette. Oggi capisco che sono madre, oggi capisco il comandamento di Dio “Onorare padre e la madre” che significa amare di un amore incondizionato mio figlio… anche se lui mi farà soffrire…Ho una sorella che é diventata madre a soli 13 anni ed un fratello che è stato ucciso. Io non ho avuto mai l’amore di mia madre…non sapevo cosa significava l’amore di una madre! Oggi io sono madre e voglio che mio figlio possa dire che onora il padre e la madre…e che possa ricambiare l’amore che io ho per lui…quell’amore che io non ho mai conosciuto e che non ho mai potuto ricambiare!

Puoi barattare una bambina con una capra?

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Esther Marie JudithAssociazione diritti delle donne - Burkina Faso - Africa
Siate i benvenuti qui a Uizia nella casa delle suore dell’Immacolata Concezione. Casa che accoglie le ragazze vittime di matrimoni forzati.
Sono la responsabile del programma contro questo abuso! Abuso contro la donna e contro tutti i comandamenti e principalmente contro il comandamento Onora il padre e la madre.
Con la scusa delle tradizioni locali qui fanno matrimoni senza il consenso della donna; e come tale è riconosciuto. Bastano un cestino di cola, una droga che si mastica o una capra. Oppure si da la ragazza solo perché un capo tribù vuole avere un buon rapporto con un altro capo, e gli si da una ragazza in sposa… E così succede che una bambina di 12 anni è data ad un uomo di 60.
Capite?!
Questa bambina come può onorare il padre e la madre che la vendono, la barattano con una capra. E che la danno ad un vecchio. E per la libidine di questo vecchio!
E poi vanno anche contro il comandamento non rubare…perché a queste creature gli rubano anche la sessualità forzandole nel matrimonio.
Le legano, le ragazze!
Le legano perché poi queste bambine vogliono fuggire dall’orrore in cui le costringono…

Onora il padre e la madre che ti vogliono schiava di un estraneo…fuggono e vengono qui a cercare tutti gli affetti che gli sono mancati. L’amore paterno e materno che gli sono stati negati. Molto probabilmente anche loro figlie di madri vittime di tali orrori.
Le nostre leggi qui in Burkina puniscono queste usanze…ma poi nella realtà è difficilissimo farle osservare. È una schiavitù contro la quale dobbiamo tutti lottare per l’emancipazione non solo delle donne, ma anche della nostra nazione e dell’Africa.

Con chi fai festa quando non hai più amici.

Onora 1 Commento

Abdoul Karim Barry – Commissione islamico cristiana - Burkina Faso

Come dice un proverbio tradizionale quando da lontano si gettano dei sassi poco fanno. Qui da noi il fondamentalismo è ancora lontano. Qui da noi la famiglia ha ancora una grande importanza. È dalle famiglie che dobbiamo partire per un dialogo tra le religioni che non divida le comunità, ma anzi le metta in contatto.
È dalle famiglie che potrà giungere la buona novella della pace tra di noi. Saranno le famiglie più che i governi a dare unità, pace e stabilità…facciamo in modo che i nostri figli giochino tra di loro, perché è anche vero che quando litighi poi con chi giochi?
Con chi fai festa, quando non hai più amici!
Qui da noi in Burkina, siamo cresciuti insieme mussulmani e cristiani, e quando siamo diventati grandi abbiamo continuato ad essere amici se pure con fedi diverse. Non alziamo barriere…abbiamo gia quelle del sottosviluppo, della fame, delle malattie, rimaniamo uniti e forse l’Africa avrà un destino diverso.


La Principessa Etiope.

Onora 1 Commento

Ma quando tuo padre e tua madre sono morti di AIDS, e tu hai poco più di otto anni ed anche tu hai l’aids che ti hanno dato i tuoi genitori e sai che la tua vita è sospesa solo al filo della speranza cosa significa per te onora il padre e la madre? Don Julio, casa di accoglienza Povo de Rua: poveri della strada.

Don Julio Lancellotti - casa povo de Rua - Brasile
Questa è Mislene, che è morta nel 2000 ad 11 anni di età. Oltre all’HIV, questa bambina era anche malata di un cancro molto grave, conseguente della Aids. Lei è arrivata da noi quando era piccolina in stato di salute precario.
Non poteva camminare.
Non sapemmo mai chi furono i suoi genitori, per quanto li cercammo! Inizialmente ebbe un miglioramento.
Era una bambina molto carina.
Mi chiamava “papà”. Nei suoi ultimi giorni di vita soffriva molto per i dolori del cancro. Le davamo la morfina.
Per me questa bambina è l’immagine di Gesù che si identifica con la sofferenza. Mislene era nera, femmina e malata di AIDS, era ed è l’essenza dell’esclusione e della discriminazione sociale.

Lei, è la immagine di un Dio vicino. Che ama. Che sente compassione. Un Dio al quale posso avvicinarmi. Un Dio che mi è insegna che la vita è un dono incommensurabile e che difendere e proteggere la vita è il maggiore segno dell’amore di Dio verso di noi.
Cosi, Mislene è diventata per me l’immagine di Dio.
Io diceva sempre a Mislene: “Tu discendi, appartieni ad una famiglia di re! Tu sei una principessa della Etiopia”
Ed era vero perchè tutto di lei era Etiope, anche i suoi occhi blu .
Per questo, io le dicevo che lei discendeva dalla famiglia della Regina Etiope Candase.
A lei piaceva molto questa storia e perciò voleva che la raccontassi a tutti quelli che venivano a visitarci…lei mi sussurrava anche i giorni che stava morendo: “raccontagli chi sono io, che io sono una principessa etiope…”
Questa principessa mi ha insegnato che Dio è vicino a noi e riconoscerLo richiede amore.
Questo altro bambino si chiamava Daniel. Era una teologo nato.
È morto con appena 9 anni di età, pesava solo 11 Kg.
In alcuni momenti lui non poteva muoversi.
Un giorno, mi ha chiesto di andare in chiesa.
L’ho preso sulle miei braccia e quando eravamo nella chiesa davanti all’immagine del Sacro Cuore di Gesù, Daniel ha guardato l’immagine e mi ha chiesto il perchè il cuore di Gesu era fuori… ho risposto che Gesù ci ama e quando si ama molto, il cuore rimane fuori.
Daniel era un bambino molto coraggioso.
Prima di morire ha voluto visitare un cimitero e ha anche scelto il cimitero dove voleva essere sepolto.
Un giorno mi ha chiesto come era Gesù.
Ho risposto che era molto bello e pieno di luce e lui ha detto: “Allora, voglio morire oggi!”
Cosi, lui si preparava a morire avvicinandosi a Dio.
Tutti i nostri bambini sono molto amati e riescono a conoscere Dio attraverso questo amore… e così riscoprono che Dio è un Padre amoroso.
Quando era vicino a compiere il suo ultimo compleanno in mezzo a noi, Daniel ha chiesto una bella festa, e che fosse celebrata in anticipo.
Daniel si era aggravato, ed era molto debole. Questa fotografia è stata fata in quell’ultima festa di compleanno… i suoi occhi brillano…è il brillio della vita, di chi ama e che ha scoperto di essere amato.

Io ho iniziato a lavorare a 7 anni.

Onora 2 Commenti

Ragazzo di una Favelas - Perù
Io ho iniziato a lavorare a sette anni, perché i miei genitori mi picchiavano e allora uscii sulla strada per cercarmi il pane. Ogni giorno pulivo scarpe, pulivo docce, poi ho cominciato ad andare dietro a orchestre, a bande musicali e aiutavo per preparare da mangiare, così potevo a mandare qualche soldino a casa, perché erano i miei genitori che mi costringevano a lavorare. Mio padre picchiava me e mia madre anche se io cercavo di difenderla. Mia madre, per l’amore che nutriva per mio padre, non voleva che la difendessi anzi, mi picchiava. Ora abito qui a Manchay, e lavoro nella parrocchia con padre Josè e continuo ad inviare dei soldi ai miei genitori che ora abitano nella regione andina del Perù. Un giorno mia madre si ammalò e la portammo all’ospedale soltanto allora mi chiesero perdono sia mia madre che mio padre, il quale mi promise che avrebbe smesso di bere. Io li ho perdonati anche perché come persona adulta capisco molte cose della vita. E anche se abito lontano da loro, di tanto in tanto vado a trovarli e gli porto qualche soldino anche perché adesso ho la mia famiglia e devo pensare a mantenerla